Qual’è la causa del terremoto in turchia e quali sono i rischi per l’italia

Il primo terremoto di magnitudo 7.9 e le numerose scosse successive sono legate all’attivazione di una porzione della faglia dell’Anatolia orientale, nel punto nel quale convergono tre placche tettoniche.

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    Fig.1 – La faglia dell’Anatolia orientale (East Anatolian Fault, in rosa) che il confine tettonico di tipo trasforme tra la placca anatolica, la placca arabica e quella africana

    Il violento terremoto di magnitudo 7.9 avvenuto oggi, 6 febbraio 2023, nella parte meridionale della Turchia, vicino al confine con la Siria, e le numerose scosse successive, sono legate all’attivazione di una porzione della faglia dell’Anatolia orientale, nel punto in cui convergono tre placche tettoniche, quella anatolica, quella arabica e quella africana.

    Questa faglia, che si estende per quasi 500 chilometri, corre in direzione Nord-Est, partendo dal punto triplo di Maras (o faglia trasforme del Mar Morto) nella regione mediterranea ai confini dell’Anatolia sud-orientale, fino al punto triplo di Karlıova, situato nella regione nord-orientale della Turchia, dove incontra la faglia dell’Anatolia settentrionale che arriva fino a Istanbul.Il sisma principale si è verificato intorno alle 4:17 ora locale (2:17 in Italia) a circa 30 km da Gaziantep, una delle più grandi città della Turchia, a una profondità di 19,5 km, secondo quanto riportato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e, come premesso, è stato seguito da altre scosse di magnitudo superiore a 4.5, di cui una di magnitudo 7.5 circa 9 ore dopo l’evento di questa notte.

    Questa nuova scossa è stata localizzata a 60-70 km di distanza dalla precedente, nei pressi della città di Elbistan, con un ipocentro a circa 28 km di profondità. Ancora provvisorio il bilancio delle vittime, anche se i primi rapporti indicano danni ingenti e oltre un migliaio di morti.

    Fig. 2 – Gli ultimi eventi sismici di magnitudo superiore a 4.5 registrati in Turchia (fonti INGV)

    La regione della Turchia dove registra questa sequenza sismica è nota per essere l’epicentro di decine di terremoti di magnitudo superiore a 6, anche se da quando questi eventi procedono lungo la faglia dell’Anatolia orientale con il terremoto di Adana-Ceyhan, nel 1998, seguito dai terremoti di Bingöl del 2003 e di Elazığ del 2010 del 2020, nessun sisma aveva avuto la forza distruttiva del terremoto di oggi. Ma per quale motivo questa faglia è così sismicamente attiva?

    “Lungo questa faglia – ha spiegato il sismologo Alessandro Amato dell’INGV – avviene un movimento orizzontale, ossia di tipo trascorrente”, cioè caratterizzato dallo scorrimento reciproco tra la placca anatolica, che si sposta verso Sud-ovest per effetto della collisione in atto con la placca euroasiatica, e la placca araba che si sposta verso Nord.

    La differenza nei moti relativi delle due placche si manifesta in un moto laterale sinistrorso lungo la faglia, che fa sì che tutta l’area lungo o nelle vicinanze di questo confine tettonico sia estremamente sismica, con frequenti scosse anche di intensità sostenuta, come quelle che si sono verificate oggi.

    Fig. 3 – Il moto della placca anatolica (in rosso) verso sud–ovest avviene alla velocità di 21 mm/anno rispetto alla placca africana

    A causa della elevata magnitudo e della relativa vicinanza dal mare, il CAT dell’INGV, così come l’osservatorio turco KOERI hanno diramato un’allerta tsunami per il Mediterraneo a seguito di anomalie del livello del mare, contestualmente alla liberazione delle onde sismiche. “Si sono osservate anomalie nel livello del mare in tre punti, in Turchia e a Cipro che hanno fatto scattare l’allerta tsunami – ha aggiunto Amato –. Per tutta la notte abbiamo seguito la situazione attraverso i punti di osservazione in Turchia, Grecia e Cipro”. Fortunatamente, l’entità delle variazioni è stata contenuta (circa 30 cm picco-picco), con l’allerta tsunami rientrato lungo le coste italiane.

    Quanto invece al rischio di terremoti simili anche in Italia, è importante considerare che la tettonica italiana è molto diversa da quella della penisola anatolica e “per questo non si ha contezza di magnitudini così elevate nel nostro territorio” ha precisato Andrea Billi, ricercatore presso l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag).

    Uno degli eventi sismici italiani più devastanti, il terremoto di Messina del 1908, aveva raggiunto una magnitudo di 7,1, “significativamente inferiore rispetto a quanto avvenuto in Turchia stanotte” prosegue l’esperto. Inoltre, anche se sarà necessario effettuare ulteriori approfondimenti, “sappiamo che stanotte si è verificato un terremoto trascorrente, che si manifesta quando le placche opposte tra loro si muovono in direzione orizzontale, mentre in Italia abbiamo principalmente terremoti distensivi, in cui le placche si abbassano una rispetto all’altra”.